Il Portale Meteo della Federico II
L'Osservatorio Meteorologico, annesso al Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Napoli Federico II, è lieto di offrire ai navigatori ed agli utenti un servizio avanzato che cerca di coniugare divulgazione scientifica, stato dell'arte della Meteorologia e Climatologia e strumenti interattivi didattici per scuole di vario ordine e grado.
Il portale ha un Forum su cui potrete richiedere informazioni tecniche direttamente al docente o al personale tecnico, diviso per vari topic.
Il periodo di massimo caldo estivo nell’emisfero Nord, è denominato “canicola”; tale periodo, noto anche come “solleone”, è compreso tra la fine di luglio e la fine di agosto, quando l’alta pressione è in grado di determinare, specie nelle ore centrali della giornata, assenza di vento e valori elevati di temperatura, umidità e afa. Il nome deriva dal latino Canicula, piccolo cane, antico nome di Sirio, la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore, che sorge e tramonta con il Sole dal 25 luglio al 24 agosto. Il nome della costellazione deriva dagli antichi Egizi che affidavano alla costellazione il compito di vigilare, come un cane, sull'arrivo delle piene annuali del Nilo dalle quali dipendeva la produzione agricola di tutto l’anno. La simultanea presenza di Sirio e del Sole era considerata la causa della calura e dei risvolti malefici per il surriscaldamento del sangue che determinava febbre negli uomini e aggressività nei cani, in realtà connesso all'aumento delle zanzare malariche e della rabbia.
Perche tanti temporali in questi giorni
I devastanti temporali che in questi giorni stanno flagellando l’Italia sembrano averci preso di sorpresa. Come ci si protegge dai fulmini? E come si possono evitare i disastri?
All’interno di una nube temporalesca, i moti ascendenti tendono a rinforzare l’attività elettrica e la relativa formazione di fulmini: il rischio di rimanere folgorati, in questo periodo, perciò, è molto alto. Il calore di un singolo fulmine ha intensità inimmaginabili: in milionesimi di secondo la temperatura può raggiungere i 33.000 °C, quasi cinque volte la temperatura della superficie del sole. Gli effetti prodotti sono impressionanti, può ridurre gli alberi delle navi in segatura sparsa per il mare, fondere i metalli bucando le campane delle chiese, trasformare delle catene in sbarre di ferro saldate tra loro. E' molto importante ricordare che, durante un temporale, più numerosi e distanti tra loro sono i punti del nostro corpo a contatto con il suolo e più facile sarà la folgorazione!
E’ auspicabile spostarsi toccando il terreno in un solo punto, saltellando, per esempio, in modo da toccare il terreno sempre con un piede solo. I bovini e gli ovini, avendo le zampe anteriori molto distanti da quelle posteriori, sono più facilmente vittime dei fulmini. Occorre tenere i piedi i più uniti possibile e rimanere in una posizione il più accovacciata e raccolta possibile senza toccare il terreno con altre parti del corpo!
Ode alla "trupèa de cerase"
Benvenuta primavera, bentornato raffreddore L’arrivo della primavera per molti equivale più ad un sollievo psicologico, del tipo “è finalmente passato l’inverno” che ad un reale cambiamento. Per chi è abituato a spogliarsi ai primi tepori primaverili, pensando che sia arrivata l’estate (“la stagione” come la definiscono i Napoletani), la primavera può tradursi in una maggiore predisposizione ai raffreddori. La primavera mediterranea è una stagione di transizione che però non significa belle giornate estive in sostituzione delle brutte giornate invernali: il passaggio dall’inverno all’estate non avviene bruscamente ma gradualmente attraverso veri e propri combattimenti fra le preesistenti masse d‘aria fredda invernali di origine polare che hanno dominato nell’inverno appena trascorso e le masse d’aria calda africana, ricche di umidità, che invece tendono a scalzarle. Questi continui scontri determinano la fisiologica instabilità atmosferica primaverile con improvvisi ed inaspettati annuvolamenti, schiarite, localizzati acquazzoni e folate di vento vorticoso che a Napoli vengono chiamati “trupée de’ cerase” perché influenzano il raccolto delle ciliegie che incominciano a maturare proprio a metà maggio. La parola deriva dal greco “tropaia” che significa vento che va e che viene. E’ curioso osservare che a Napoli anche le liti di breve durata, causate da piccoli ed inaspettati contrasti, vengono classificate come “trupèe” così come l’avvicinarsi di un temporale prima di un rovescio di pioggia è indicativo di “aria di trupèa”. Insieme al prof. Capazzoli, che ha ridotto recentemente in versi napoletani il Don Chisciotte della Mancia, possiamo declamare: “Comme, quanno d’estate na trobbea, che a l’antrasatta da lo cielo sferra, de l’àrbere le frunne taccarea, e li frutte ammature jetta nterra”. |
Buco dell’ozono? Tutta colpa dei raggi cosmici
L’ozono è un gas costituito da tre atomi di ossigeno che si trova a circa 30 km di altezza ed è in grado di assorbire i raggi ultravioletti più dannosi per l'uomo. Gli ambientalisti degli anni '90 parlarono con grande preoccupazione del buco dell'ozono dal momento che i loro modelli mostravano con certezza assoluta che alcuni gas (CFC) presenti nei frigoriferi e negli spray erano capaci di distruggere l'ozono. Nel 1987, i CFC furono messi al bando ed a nulla valsero le considerazioni di tanti ricercatori, tra cui il sottoscritto, che su riviste internazionali identificavano nell’attività del Sole la causa del buco dell’ozono. Recentemente, sulla prestigiosa Rivista Physical Review Letters, il dottor Lu, dell’Università canadese di Waterloo, ha dimostrato che i modelli utilizzati negli anni ’90 erano errati e che invece esiste una forte correlazione tra il buco dell’ozono e i raggi cosmici che impattano sull’atmosfera. E’ noto che un Sole molto attivo, e quindi con un elevato numero di macchie solari, è in grado di bloccare il flusso di raggi cosmici; da circa tre anni le macchie solari sono scomparse ed è facile prevedere un graduale ritorno del buco di ozono.
|
Monitor Vento Solare
![]() Come interpretare i graficiFonte: Space Environmental Center del NOAA |




























