Nella prima metà del 1800, in Gran Bretagna, si incominciarono ad effettuare i primi studi sull’influenza della geologia sulla produzione agricola e ciò portò allo studio della chimica del suolo, della natura minerale degli elementi assorbiti dalle piante e delle tecniche di concimazione minerale. L’atteggiamento sostanzialmente fatalistico nei confronti della componente atmosfera venne superato, invece, solo a partire dagli anni ‘30 quando si notò che la produzione di mais era fortemente legata alla temperatura dell’aria e le stagioni vegetative ai diversi microclimi. Tali ricerche furono condotte dagli Inglesi sui dati raccolti proprio durante la II guerra mondiale quando l’influenza delle precipitazioni sui diversi tipi di terreni veniva analizzata per prevederne i tempi di prosciugamento e garantire il passaggio delle truppe e dei mezzi pesanti.
L’importanza del fattore geologico e climatico nella produzione vinicola, per esempio, è ormai riconosciuta dalla stessa legislazione italiana per l’ottenimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita. In questo ambito, la settimana scorsa, l’Ordine dei Geologi della Campania ha organizzato nel Real Orto Botanico di Napoli un interessante Convegno Internazionale, dal titolo “Gaia e Bacco”, dove mineralogisti, geologi, climatologi, idrogeologi, pedologi, geomorfologi ed enologi si sono confrontati.



