Pillole Meteorologiche
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Benvenuta primavera, bentornato raffreddore
L’arrivo della primavera per molti equivale più ad un sollievo psicologico, del tipo “è finalmente passato l’inverno” che ad un reale cambiamento. Per chi è abituato a spogliarsi ai primi tepori primaverili, pensando che sia arrivata l’estate (“la stagione” come la definiscono i Napoletani), la prima vera può tradursi in una maggiore predisposizione ai raffreddori. La primavera mediterranea è una stagione di transizione che però non significa belle giornate estive in sostituzione delle brutte giornate invernali: il passaggio dall’inverno all’estate non avviene bruscamente ma gradualmente attraverso veri e propri combattimenti fra le preesistenti masse d‘aria fredda invernali di origine polare che hanno dominato nell’inverno appena trascorso
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- Il Sahara, un serbatoio di acqua dolce
- L’orientamento con il Sole
- Caporetto, ma fu tutta colpa del maltempo?
- Sonno-veglia: tra gufi, allodole e primavera
- Tra nuvole, cannoni, laser e acquazzoni
- Gli antichi Romani sconfitti da un temporale
- Buone nuove se l’arcobaleno appare ad Est
- L’ape-termosifone, che grande scoperta!
- I pozzi di rugiada (dall’aria venne l’acqua)
- Tutto quello che non sapete sull’ombrello




Nicola Scafetta, "cervello" emigrato negli Usa ha elaborato una previsione della temperatura planetaria attraverso un approccio fenomenologico-olistico. I risultati di tale approccio hanno dimostrato che il 90% della varianza della temperatura dell'aria è giustificato dalle variazioni naturali associate a movimenti astronomici. E' fortemente messa in crisi la teoria del riscaldamento globale provocato dall'uomo a causa della sua produzione "forsennata" di CO2 e sulla quale l'IPCC poggia la sua esistenza.
Ad aprile di quest’anno, la rivista “Popular Science” ha classificato la ricerca svolta da Jim Mead, della East Tennesse State University (USA), tra le più maleodoranti al mondo. Ma perché questa strana classifica? Il motivo è semplice. Mead fa il paleontologo e, oltre ad interessarsi dei fossili di anfibi, mammiferi e rettili, è specializzato nel riconoscimento di escrementi fossili, scientificamente noti come coproliti, appartenenti ad animali estinti e provenienti da tutto il mondo. Mead è orgoglioso della sua raccolta di ben 900 pezzi unici e ben conservati, dal letame di bisonte di 23 mila anni fa allo sterco di mammut di 143 mila anni fa, ed ironizza sulla sua fama di “caccologo” ben sapendo quanto per la scienza sia preziosa l’analisi del preistorico letame dal quale è possibile estrarre il DNA.