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L'Osservatorio Meteorologico, annesso al Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Napoli Federico II, è lieto di offrire ai navigatori ed agli utenti un servizio avanzato che cerca di coniugare divulgazione scientifica, stato dell'arte della Meteorologia e Climatologia e strumenti interattivi didattici per scuole di vario ordine e grado.
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pizza Ecco perché la pizza a Napoli è più buona
Postato da raf101 il Monday, 08 February @ 15:13:40 CET (4 letture)

Al di là del recente marchio europeo di “Specialità tipicamente garantita” assegnato alla pizza napoletana, le persone di passaggio a Napoli sentono, comunque, la necessità di provare la pizza. Il motivo è semplice: esiste proprio un manuale di preparazione della pizza che si basa sulla bontà dei prodotti e sulla valutazione attenta delle condizioni meteo. Fondamentale è l’impasto di farina, acqua e lievito: più lievito in acqua tiepida, se fa freddo, e più farina, in acqua a temperatura ambiente, se fa caldo. La lievitazione deve avvenire in due fasi successive: una prima lievitazione di circa quattro ore dell’intero impasto ricoperto da un panno per rallentarne l’evaporazione ed evitare la formazione della crosta; una seconda lievitazione di circa sei ore dell’impasto suddiviso in panetti in apposite cassette. L’abilità nella trasformazione dei panetti in dischi di pasta ha lo scopo di spostare l’aria verso l’esterno del disco e la formazione del cornicione.

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Mare con Tempesta Guai in vista? Molto meglio “girare al largo”
Postato da raf101 il Monday, 01 February @ 12:50:20 CET (6 letture)

Quando vogliamo evitare un problema o tenerci lontano da un pericolo prevedibile siamo soliti dire “giriamo al largo”. L’espressione deriva dalla pratica marinaresca perché in caso di tempesta restare al largo significa per i marinai tenersi lontano dalla  terraferma, uno dei principali pericoli della navigazione. L’avvicinamento a terra rappresenta, infatti, un momento particolarmente delicato e una manovra certamente molto rischiosa con mare grosso e vento forte. Molti relitti documentano naufragi connessi alla navigazione sottocosta e all’approdo e tutti i manuali di navigazione riportano precise indicazioni e suggerimenti per prevenire i rischi di incaglio o di arenamento. Particolarmente pericolosi sono i litorali costituiti da scogli battuti dal mare, privi di insenature e di approdi naturali presso cui ridossarsi e davanti ai quali possono trovarsi insidiosi bassifondi e scogli semiaffioranti. Quando si doppia un capo o un promontorio è buona regola tenersi ad una distanza di sicurezza poiché questi si prolungano spesso con dei bassifondi che avanzano oltre la costa.

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Eruzioni e Clima Sono i vulcani a sciogliere l’Artico, non l’uomo
Postato da raf101 il Monday, 25 January @ 09:42:23 CET (48 letture)

Già nel 1922 il centro meteorologico statunitense del Weather Bureau indagava sulle cause di una sorprendente ritirata dei ghiacci della calotta polare artica.  In questi anni, sempre più numerose si susseguono le   notizie dello scioglimento dei ghiacci polari artici e della  possibilità di raggiungere il Pacifico direttamente dalla Siberia. A fare luce su tali fenomeni è stata la recente spedizione scientifica diretta dal dott. Sohn della Woods Hole Oceanographic Institution e finanziata dalla NASA. Telecamere robot hanno evidenziato per la prima volta, sotto i ghiacci eterni dell’Artico, una enorme attività vulcanica che ha sorpreso i ricercatori. I risultati, riportati sulla prestigiosa rivista Nature, hanno evidenziato la presenza di decine di vulcani che, a quattromila metri di profondità, vomitano magma e nubi ardenti alla velocità di 500m/s che si mescolano con l’acqua gelida e formano grandi nuvole sottomarine di particolato vulcanico che poi si depositano in uno spesso tappeto esteso per chilometri.

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I merluzzi come barometro Il Polo Sud e quei grossi merluzzi ibernati
Postato da raf101 il Monday, 18 January @ 09:31:36 CET (25 letture)

Ricercatori della British Antartic Survey e della Università di Birmingham, in uno studio pubblicato su Plos One nel 2008, hanno scoperto che la specie di merluzzo “Notothenia coriiceps“ che vive nelle acque del Polo Sud e che può superare i 2 metri di lunghezza e il quintale di peso, arriva a “congelarsi” durante l’inverno. Il sangue di questo pesce contiene particolari proteine con funzione “antigelo” che causano una sorta di ibernazione riducendo al minimo l’alimentazione e le attività metaboliche. L'ibernazione fa risparmiare energia, soprattutto in inverno quando viene a mancare il cibo. Molte specie di mammiferi, uccelli, rettili e anfibi vanno in ibernazione per periodi che vanno da alcuni giorni fino ad alcune settimane. Finora non era stata individuato nessun pesce che adottasse questo meccanismo per sopravvivere all'inverno! I ricercatori hanno registrato l'attività di nuoto, la frequenza cardiaca e il metabolismo con dispositivi elettronici miniaturizzati nell'arco di un intero anno solare. I risultati della ricerca sono stati sorprendenti ed hanno mostrato che non è la bassa temperatura dell’oceano ad invogliare il merluzzo all’ibernazione ma piuttosto la drastica variazione della luce solare che passa dalla quasi  continuità  durante l'estate alla quasi assenza  durante l'inverno.

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Effetto Serra Copenaghen: Nulla di nuovo sul fronte clima
Postato da raf101 il Wednesday, 23 December @ 12:20:42 CET (56 letture)

L’opinione pubblica è sempre più frastornata dalle notizie provenienti da Copenhagen dove più di 14 mila delegati da tutto il mondo stanno  decidendo azioni comuni sul taglio dei gas serra nella convinzione assoluta che l’uomo sia l’unico responsabile del riscaldamento del pianeta. Sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi appaiono sempre più frequentemente immagini apocalittiche di orsi polari imprigionati sui lastroni di ghiaccio, di ghiacciai che perdono pezzi e di enormi icebergs galleggianti. Pochi hanno il coraggio di andare controcorrente e chiedersi se il riscaldamento globale appartenga, invece, alla variabilità naturale del sistema atmosfera-oceano. Al di là delle risposte di carattere politico/scientifico, è doveroso informare i lettori che, già nel passato, imperversavano lamentele sulle variazioni climatiche. Senza andare troppo indietro nel tempo quando Virgilio evidenziava la scomparsa della primavera e quando Seneca chiedeva all’amico Lucilio (lettera 23)  di non parlargli della brevità e mitezza di quell’inverno e della rigidità della primavera successiva, giova ricordare che già nel 1821, il ministro degli Interni francese indirizzava ai prefetti una circolare nella quale, asserendo che “da qualche anno si notano brusche variazioni delle stagioni, di uragani, di inondazioni straordinarie”, li invitava a ricercare la causa di questi cambiamenti. Le risposte furono svariate: chi accusava il disboscamento francese e chi quello americano, chi i terremoti e chi le eruzioni vulcaniche.

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Influenza e Clima E’ assodato, il virus dell'influenza ama il freddo
Postato da raf101 il Thursday, 17 December @ 15:28:12 CET (79 letture)

Un gruppo di ricercatori del National Institute  of  Health, negli Stati Uniti, coordinati da Joshua Zimmerberg, ha esaminato la relazione fra temperatura e virus influenzali. I risultati dello studio, pubblicati nel 2008 su Nature Chemical Biology, hanno dimostrato che le temperature elevate "sciolgono" l'involucro protettivo del virus che muore, non avendo più protezione e non trovandosi all’interno di un ambiente ottimale per riprodursi. Con temperature basse, invece, la barriera protettiva del virus dell'influenza rimane intatta e lo protegge nel suo viaggio fino all'apparato respiratorio dell'uomo; qui la temperatura del corpo è sufficiente a sciogliere la barriera esterna del virus che si trova improvvisamente in un ambiente ottimale per riprodursi e scatenare l'infezione. I virologi hanno individuato queste caratteristiche del virus dell'influenza sfruttando le moderne tecniche di microscopia ottica interferometrica abbinate a tecniche di risonanza.

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Uccelli migratori e pandemia Noè, la colomba e gli uccelli esploratori
Postato da raf101 il Monday, 07 December @ 09:38:21 CET (102 letture)

Numerose ed antiche testimonianze documentano che i naviganti, durante i lunghi viaggi a mare di esplorazione e colonizzazione ed in assenza delle attuali tecnologie, osservavano con attenzione il volo degli uccelli per avere informazioni sulla presenza più o meno vicina della terraferma. Plinio il vecchio, nella sua Naturalis Historia, ricorda che nell’Oceano Indiano, alla latitudine dell’attuale isola di Ceylon, i marinai erano soliti portare a bordo delle navi un certo numero di uccelli che rilasciavano periodicamente per seguirne il volo. Questo perché i volatili, salendo di quota e volando in tutte le direzioni, hanno una maggiore possibilità di scorgere la terraferma anche da grande distanza: se ritornavano a bordo, la terra era ancora lontana, se si allontanavano definitivamente, la direzione prescelta indicava la via per raggiungere la terra più vicina. La testimonianza di questa pratica si conserva nella tradizione biblica nel celebre episodio in cui Noè, al termine del diluvio universale, lasciò uscire dall’Arca prima un corvo e poi una colomba per verificare se le acque si fossero ritirate.

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Foglie e Energia Malinconico autunno? E’ l’ora delle scelte!
Postato da raf101 il Thursday, 03 December @ 12:26:46 CET (77 letture)

L’autunno è la stagione della malinconia e della tristezza: la luce del giorno diminuisce, le foglie degli alberi ingialliscono, le piogge, le nebbie e il freddo incominciano a regalare i primi malanni. Non a caso la biometeorologia cerca di alleviare i disagi connessi a questo cambio di stagione. Ma non preoccupiamoci più di tanto perché uno stato d’animo triste potrebbe essere un elemento importante nel prendere decisioni. Ad affermarlo è Joseph Forgas, docente di psicologia all’Università di New South Wales in Australia, sull’ultimo numero dell'Australian Science Journal. Su un campione statisticamente significativo di volontari sono stati indotti stati d'animo felici e tristi attraverso la visione di film e il ricordo di particolari eventi; è stato poi loro chiesto di procedere a valutazioni di situazioni diverse. I risultati? Chi era triste più difficilmente credeva a storie inventate, faceva meno errori nel ricordare un evento di cui era stato testimone e addirittura era meno condizionato da pregiudizi religiosi o razziali nel prendere decisioni rapide.

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Foglie e Energia Le stagioni e il colore autunnale delle foglie
Postato da raf101 il Tuesday, 24 November @ 09:52:20 CET (74 letture)

Con l’arrivo dell’autunno, il verde delle foglie degli alberi si trasforma in giallo o arancione o rosso. Questo perché le foglie sono colorate da sostanze naturali prodotte dalle loro cellule, dette pigmenti. Quelli verdi sono dati dalla clorofilla, quelli gialli, arancione o marrone dai carotenoidi, quelli rossi dalle antocianine. La clorofilla è il pigmento più importante per produrre gli zuccheri che alimentano le piante. La clorofilla, i carotenoidi e le antocianine sono sempre presenti nelle cellule delle foglie ma, durante la primavera e l’estate, quando le piante sono attive e si accrescono, la clorofilla maschera il giallo dei carotenoidi e il rosso delle antocianine ed è per questo che le foglie sono verdi e non di altri colori. Con l’autunno e l’inverno, la temperatura dell’aria e la quantità di luce solare diminuiscono gradualmente, gli alberi si adeguano e producono sempre meno clorofilla che alla fine cesserà del tutto.

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Tempestari Tra streghe, sortilegi, maghi e “tempestari”
Postato da raf101 il Tuesday, 17 November @ 11:52:10 CET (118 letture)

La Chiesa ha condotto una lotta millenaria contro la pratica della stregoneria, dei sortilegi e della magia e diversi Concili hanno stabilito sanzioni spirituali contro coloro che praticavano tali arti. Nel secolo IX vi fu in Francia una categoria di maghi detti “tempestari”, ai quali si attribuiva il potere sovrannaturale di scatenare le più violente perturbazioni atmosferiche. Tali individui, pare, che fossero numerosi nella zona di Lione ove il popolo era persuaso che i temporali e la grandine derivassero dalla magia e dalla stregoneria. Il fenomeno assunse tale gravità da indurre il vescovo di quella città, San Agobardo, a scrivere un opuscolo dal titolo “Liber contra insulam vulgi opinionem de grandine et tonitruis”, per combatter queste convinzioni. Si credeva che i tempestari si avvalessero per le loro arti di una particolare “aura levatizia” con la quale erano capaci di provocare terribili grandinate e ingenti danni ai raccolti. Si riteneva, inoltre, che tali operazioni malefiche fossero interessate perché i raccolti così sottratti ai legittimi proprietari venivano venduti ad un popolo di una lontana regione, detta Magonia, che spesso si trovava in carestia.

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Sogni e magnetismo Che tempo fa? Dimmelo che vado a dormire
Postato da raf101 il Monday, 09 November @ 11:05:35 CET (109 letture)

Freud ha interpretato e spiegato i sogni in chiave premonitrice o rivelatrice di desideri e traumi ma, secondo uno studio dello psicologo Lipnicki del Centro di Medicina Spaziale di Berlino, i sogni con  incubi non sono provocati da particolari condizioni psicologiche ma dall’attività magnetica esistente. E’ ben noto che una attività magnetica bassa comporta una elevata produzione di melatonina, un potente ormone responsabile, tra l’altro, della qualità dei sogni. Lipnicki ha annotato meticolosamente i suoi sogni dal 1990 al 1997, per un totale di 2387, e li ha poi suddiviso in cinque categorie a seconda del grado di stranezza: dal grado più basso, rappresentativo della realtà, fino al più alto, completamente scollegato dalla realtà. Durante gli anni di paziente trascrizione dei sogni, Lipnicki ha vissuto a Perth, in Australia, e per la sua ricerca ha preso in esame l'attività magnetica quotidiana di quella zona, mettendola a confronto con il grado di assurdità dei sogni.

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Capelli e stagioni La caduta dei capelli, le stagioni e il caffè
Postato da raf101 il Tuesday, 03 November @ 14:46:29 CET (176 letture)

L'attività fisiologica dei capelli prevede una nascita, un periodo di crescita più o meno lungo ed infine la morte stessa del capello. In condizioni normali, poco dopo la caduta di un capello, se ne produce un altro che seguirà le orme del predecessore: questo andamento ciclico può verificarsi per tutta la vita. E', perciò, normale trovare capelli sul pettine, sul cuscino e nel piatto doccia. Nelle stagioni di transizione (autunno-primavera) la caduta dei capelli spesso aumenta perché l'uomo conserva una specie di rinnovo periodico dei capelli tipico di altri mammiferi pelosi: la cosiddetta muta. Nei periodi aprile-maggio e settembre-novembre alcuni ormoni, informati soprattutto dalle ore di luce, attivano un processo sincronizzato di caduta con un aumento del numero dei capelli che cadono. Si tratta di un fatto fisiologico che non è causa di calvizie definitiva. Ai meccanismi genetici, biologici e evolutivi che regolano ogni cambiamento dell'organismo, occorre, però, aggiungere lo stress che può accelerare la caduta dei capelli.

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Musica e Meteo
Postato da raf101 il Monday, 26 October @ 14:30:11 CET (118 letture)

Il meteo può condizionare il sistema neuro-immuno-endocrino di una persona e influenzarne il carattere e l'umore. Secondo recenti studi dell’Università Cattolica di Milano, tale fenomeno, noto come meteoropatia o sindrome di Balzac, dal nome dello scrittore francese che nel romanzo “Il medico di campagna” ne descrisse tutti i sintomi, colpisce circa una persona su tre, soprattutto bambini, adolescenti ed anziani nei grandi centri industrializzati. Le sindromi meteoropatiche coinvolgono il malfunzionamento di diverse ghiandole: dall’ipotalamo, che produce la serotonina, il principale mediatore chimico dello stress, all’ipofisi, alla tiroide e al surrene. Si possono innescare, così, in individui meteo-sensibili notevoli variazioni ormonali in grado di causare cambiamenti di umore che li rendono irritabili, scontrosi, ansiosi e depressi. Ma il mondo di Internet, anche in questo caso, è pronto a darci una mano: da pochi mesi, è operativo un sito che permette di alleviare il mal di tempo ascoltando musica diversa in base alle condizioni del tempo.

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Carbonella e atmosfera La carbonella, una speranza per l’atmosfera
Postato da raf101 il Monday, 12 October @ 13:07:46 CEST (124 letture)

La combustione  di rifiuti vegetali e organici in assenza di ossigeno (pirolisi) impedisce  all’anidride carbonica  di disperdersi  nell’atmosfera e  l’aiuta a  fissarsi direttamente nella carbonella prodotta (biochar). Tale  processo riduce  la concentrazione nell’atmosfera dei tanto vituperati gas serra,  incamerandoli per secoli nella carbonella. Ma non è tutto. Lo spargimento di un sottile strato di carbonella su un terreno  è in grado di ridurre  il fabbisogno di fertilizzanti, di migliorare la resa del suolo e rendere più efficienti le colture tradizionali. Terreni sfruttati o poco fertili possono essere letteralmente trasformati con l’aggiunta di carbonella. Ma questo processo non è un’invenzione recente: già i nativi dell’Amazzonia pre-colombiana fertilizzavano il suolo bruciando scarti vegetali e rifiuti in fossati, creando un ambiente molto fertile chiamato dagli europei Terra Preta (Terra Nera, in portoghese). La tecnica, però, è stata abbandonata per essere riscoperta solo recentemente da importanti Istituti di ricerca. La produzione combinata di carbonella  e l’utilizzo di biocarburanti risulta molto efficiente con un bilancio positivo pari a 3-9 volte l’energia spesa per la loro produzione.

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Scarafaggi e clima Che clima c’era? Ce lo dicono gli scarafaggi...
Postato da raf101 il Monday, 05 October @ 10:15:52 CEST (145 letture)

Sulla Terra esistono circa 4 mila varietà di scarafaggi che, fatta eccezione per le calotte polari e le vette più alte, popolano quasi tutto il Pianeta. Questi tenaci insetti per nutrirsi e riprodursi necessitano di un clima particolare e l’utilizzo dei loro residui fossili può fornire utili informazioni sul clima del passato. Gli scarafaggi sono, infatti,  particolarmente esigenti per quel che riguarda abitudini alimentari e temperatura e umidità dell’aria per cui solo determinate condizioni climatiche ne consentono la proliferazione. Il primo a sfruttare questo comportamento “schizzinoso” degli scarafaggi per studiare il clima del passato è stato, agli inizi degli anni ’60, Russel Cope. Lo studioso della Birmingham University ha dimostrato che questi insetti sono molto più utili di tanti altri indicatori bioclimatici, compresi i pollini che  sono, ancora oggi, tra i fossili maggiormente utilizzati nelle ricerche paleoclimatiche. Gli scarafaggi hanno la capacità di muoversi e non sono legati al territorio ma possono abbandonarlo quando non risponde più alle loro esigenze, possibilità invece preclusa alle piante.

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Mare con Tempesta Se un semplice olio può placare le tempeste
Postato da raf101 il Monday, 28 September @ 10:37:53 CEST (163 letture)

Il vento genera onde alte fino a 6 metri nel Mediterraneo e fino a 10-12 metri nell’oceano. Già Plinio il Vecchio, nella sua Storia Naturale, parla del carattere miracoloso dell’olio per placare le tempeste. L’olio, quando è versato sul  mare agitato, si espande rapidamente in superficie e crea una pellicola che impedisce l’aderenza fra aria e acqua. In tal modo il vento non riesce più a far presa sull’acqua e a formare le onde. Numerosi sono gli oli vegetali ed animali utilizzabili: il migliore è l’olio di oliva, per la sua rapidità di propagazione, ma ha il difetto di congelare a temperature di appena 2 gradi e viene miscelato con oli minerali meno efficaci ma più resistenti al freddo. Ottimi fra quelli animali, gli oli di balena e foca, fra quelli vegetali gli oli di trementina, cotone e lino. Per distribuire l’olio si utilizzano degli appositi sacchetti di tela, della capacità di 4-8 litri, riempiti di stoppa inzuppata d‘olio, opportunamente forati per favorire un lento ma continuo rilascio.

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Foglie e Energia Impara dalle foglie e otterrai un’energia pulita
Postato da raf101 il Monday, 21 September @ 13:58:53 CEST (153 letture)

Le piante utilizzano la luce del sole per trasformare in zuccheri (glucosio) e in ossigeno l’acqua assorbita dalle radici e l’anidride carbonica presente nell’aria. Tale complicato processo, chiamato fotosintesi clorofilliana, è responsabile della formazione del pigmento verde (clorofilla) che ricopre  tutti vegetali, dalle minuscole alghe alle piante delle praterie. Con il progetto “Foglia artificiale” (stanziati un mi1ione di sterline) i ricercatori dell’Imperial College di Londra, guidati dal biologo James Barber, hanno progettato di imitare il processo di fotosintesi delle foglie per  ottenere energia pulita. L’idea è questa:  il glucosio ottenuto dalla fotosintesi sarà trasformato o in idrogeno  per produrre energia elettrica o in etanolo, noto biocarburante, se combinato con l’anidride carbonica. Il meccanismo della fotosintesi in laboratorio è già oggi impresa fattibile, ma non economica, dal momento che assorbe più energia di quanto ne produce. Ciò che manca ancora al successo del progetto è la conoscenza di alcune reazioni chimiche che avvengono all’interno della foglie e che impediscono alla clorofilla di degradarsi.

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Pioggia La pioggia e quei riti vecchi quanto il mondo
Postato da raf101 il Tuesday, 15 September @ 15:36:00 CEST (186 letture)

Le preghiere per la pioggia sono sempre esistite. Nell’antica Roma, durante la cerimonia chiamata “aquilicium”, matrone scalze e con i capelli sciolti salivano sul Campidoglio, facevano ruzzolare pietre e invocavano Giove Pluvio a squarciagola  simulando il brontolio del tuono (ancora oggi  si pensa che il cantare stonando porti  la pioggia!). L’idea che Dio mandi l’acqua in risposta ai comportamenti umani   è nella Bibbia: “Se seguirai i miei comandamenti, ti manderò la pioggia”. Se questa si faceva attendere, la gente pensava che qualcuno avesse peccato. Gli Aztechi affidavano i raccolti del mais a Xipe Totec, “Nostro Signore lo Scuoiato”, e sacrificavano nemici e schiavi affinchè le loro sofferenze propiziassero l’arrivo delle piogge. Alcune processioni medioevali dei flagellanti venivano indette ogni volta che la siccità minacciava i raccolti. Il meccanismo psico-sociale, disciplinato dalle religioni e  che accomuna quasi tutte le preghiere e le cerimonie, è l’attribuzione della collera divina a una colpa della collettività degli uomini.

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Lampade abbronzanti Tumori, stop alle lampade abbronzanti
Postato da raf101 il Monday, 07 September @ 10:49:03 CEST (175 letture)

Le lampade abbronzanti hanno fatto un salto in avanti nella classifica del rischio per tumori: dalla seconda categoria “probabilmente cancerogene” alla prima “sicuramente cancerogene”. La decisione è stata presa dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è stata riportata sulla prestigiosa rivista “The Lancet Oncology” di agosto 2009. Un gruppo internazionale di ricercatori, guidato da Fatiha El Ghissassi, ha verificato che i casi di melanoma a scala mondiale, negli ultimi 10 anni, si sono raddoppiati e che il rischio di questo tumore è aumentato fino al 75% quando l'uso di lampade abbronzanti inizia prima dei 30 anni. E’ proprio con questi atteggiamenti che la nostra società mostra il suo volto complesso e contraddittorio: le stesse persone che si preoccupano del buco dell’ozono che non riesce più a filtrare i micidiali raggi ultravioletti del sole, per essere alla moda e presentarsi sempre con la pelle abbronzata, utilizzano lampade abbronzanti che emettono radiazioni in misura maggiore rispetto a quelle emesse dal sole in un normale mezzogiorno estivo.

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El Nino Il destino dei Faraoni e El Niño
Postato da raf101 il Monday, 27 July @ 17:07:18 CEST (256 letture)

Il potere dei Faraoni in Egitto era legato  alle  inondazioni del Nilo che lasciava sui campi uno strato di fertile limo favorendo l’abbondanza dei  raccolti. Ma spesso  le piene del Nilo non erano sufficientemente estese e causavano gravi carestie che scatenavano tumulti e minavano alla base la “divinità” stessa dei Faraoni. Ma perchè queste anomalie nelle inondazioni?  La causa è imputabile  a El Niño, anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico tropicale in grado di indebolire la circolazione monsonica nel bacino dell’Oceano Indiano. Il Nilo, che attraversa da Sud verso Nord quasi 5600 chilometri di territorio africano, raccoglie  le sue acque da tre fiumi principali: il Nilo Bianco, il Nilo Azzurro e l’Atbara. In particolare il Nilo Azzurro e l’Atbara nascono sull’Altopiano Etiope dove raccolgono ogni anno le piogge estive portate dai monsoni indiani. In una   normale  estate, i monsoni scaricano abbondanti piogge sull’Altopiano Etiope e in tal modo il Nilo Azzurro e il fiume Atbara, carichi d’acqua, finiscono per favorire le grandi inondazioni del Nilo.

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El Nino El Niño e le epidemie: attenzione al 2013!
Postato da raf101 il Monday, 27 July @ 17:05:15 CEST (293 letture)

La salute degli uomini è sempre stata condizionata dal clima tant'è che alcune malattie sono tipiche di alcune zone del pianeta e non di altre. In Perù, in Colombia ed in India, per esempio,  le epidemie di malaria, colera, febbre gialla e peste si scatenano più facilmente in occasione della nascita di El Niño (termine spagnolo che in italiano significa il bambino), un fenomeno climatico caratterizzato  da un improvviso aumento della temperatura delle acque superficiali  dell’Oceano Pacifico tropicale  e chiamato così perché di solito inizia intorno a Natale. La dott.ssa Mantilla della Columbia University (USA), sulla Rivista Malaria, ha recentemente pubblicato che un aumento della temperatura superficiale del mare di 1°C comporta  un aumento del  20%  nel numero di  casi di malaria. E’ utile sottolineare che le epidemie si trasmettono attraverso zanzare, zecche, mosche, roditori la cui capacità di riprodursi e di mordere aumenta con la temperatura esterna e che i microrganismi responsabili delle epidemie si riproducono più facilmente a temperature elevate. A  luglio  di quest’anno, il sottoscritto insieme ad Andrea Giuliacci, ha pubblicato sulla Rivista Theoretical and Applied Climatology un articolo in cui prevede, attraverso una particolare analisi statistica, la nascita del prossimo El Niño nel  2013.

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Canicola Arriva l’afa, grande nemica del sonno
Postato da raf101 il Monday, 27 July @ 16:57:22 CEST (218 letture)

In estate la maggior parte delle persone riposa male perché diminuisce  sia la qualità che la quantità del sonno. Le numerose belle giornate di questa stagione, caratterizzate da un maggiore numero di ore con luce e temperature gradevoli anche nelle ore notturne, invitano i più a restare fuori di casa fino a notte tarda, riducendo così non solo le ore di sonno ma aumentando anche la probabilità di stentare ad addormentarsi perché ormai “è passata l’ora del sonno”. Ma la causa del “dormire male” è in  parte legata anche alla presenza del caldo afoso, una condizione molto frequente nella stagione estiva, soprattutto nelle grandi città, che  non fa altro che aumentare la sensazione di caldo stesso. Per di più quando si va a dormire, l’afa diviene più opprimente perché la metà del corpo che poggia sul materasso non ha la possibilità di traspirare e quindi di raffreddarsi mediante l’evaporazione del sudore. In tali condizioni di disagio, trascorse 1-2 ore in cui non si riesce a prendere sonno, subentra spesso anche l’agitazione che però non fa altro che peggiorare la situazione perché il cuore tende ad accelerare le pulsazioni e ad aumentare così l’irrorazione sanguigna periferica, con conseguente aumento della sudorazione e quindi del fastidio dell’afa. 

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Canicola Arriva la “controra”, ovvero il pisolino estivo
Postato da raf101 il Monday, 06 July @ 12:22:02 CEST (276 letture)

Con l’arrivo del caldo torrido estivo incomincia a farsi  più frequente l’abitudine del sonnellino o ozio pomeridiano, noto come “controra” (dal latino contra horas, cioè ore contrarie). Questa usanza trae la sua  origine nella antica cultura dei contadini che, per evitare la calura solare estiva che avrebbe reso ancora più duro il già massacrante lavoro dei campi, andavano a lavorare la terra con il sorgere del sole. A mezzogiorno smettevano di lavorare, si mettevano a mangiare e poi si riposavano perché, nella loro saggezza, avevano capito che il caldo eccessivo delle ore subito dopo mezzogiorno li avrebbe inutilmente affaticati nel lavoro; i lavori venivano poi ripresi quando il sole incominciava ad abbassarsi e a perdere di forza. La controra richiama alla mente la "siesta", parola  derivante dal latino sexta hora cioè l’ora sesta degli antichi Romani corrispondente proprio alle ore 12 solari. Il rispetto della controra è tipico dalla civiltà contadina che sa fermarsi, riposare e fare le cose con la giusta lentezza, a dispetto dell’era dell’industrializzazione dove tutto è velocità e produttività.

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Pecore e freddo E’ ritornato il famoso “freddo delle pecore”
Postato da raf101 il Tuesday, 30 June @ 16:29:23 CEST (339 letture)

Nella meteorologia mediterranea, specie in quella alpina, il “freddo delle pecore” era un appuntamento ricorrente dei tempi passati. Il  termine identificava un’invasione  improvvisa di aria nord atlantica fredda che, intorno alla metà di giugno, interrompeva un periodo di caldo e prendeva in contropiede  chi  ormai pensava nell’arrivo anticipato dell’estate. Questo perché le masse d’aria più fredde e più pesanti costringono al sollevamento quelle calde ed umide preesistenti causando una notevole instabilità atmosferica ed  un deciso abbassamento delle temperature. Ma perché freddo delle pecore? Semplicemente perché a fine maggio e con i primi caldi i pastori, che dopo il duro inverno avevano urgente  bisogno di soldi,  tosavano le pecore con anticipo, convinti dell’arrivo dell’estate. Quando a metà giugno  ritornava il freddo, le pecore si raffreddavano e si ammalavano perché non più protette dalla loro lana. Da una statistica eseguita sull’archivio  dell’Osservatorio Meteorologico dell’Università di Napoli Federico II, funzionante dal 1872, è emerso che, fino al 1916, le medie delle temperature minime intorno a metà giugno  sono quasi sempre (per l’85%) più basse di quelle dell’intero mese;

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Eruzioni e Clima Frankeinstein e il 1816, l’anno senza estate
Postato da raf101 il Thursday, 25 June @ 16:32:01 CEST (455 letture)

Nel 1815 il vulcano Tambora, in Indonesia, diede luogo ad una delle più grandi eruzioni con l’immissione nell’atmosfera di un’enorme quantità di polveri. Queste si  diffusero per tutto il globo e si comportarono come un filtro nei confronti dei raggi solari, provocando una sorta di piccola era glaciale che si protrasse  negli anni successivi. L’estate del 1816, preceduta da un inverno lungo e piovoso, fu fredda e umida anche in Europa. Il  raccolto dell’uva e del grano fu pessimo e la mancanza di  pane fece subito esplodere la rabbia della gente, esasperata dalla fame e dalla drammatica situazione dopo le guerre napoleoniche; per mancanza di foraggio si macellarono in gran quantità maiali ma, spariti quelli, si cominciò a mangiare di tutto, dal gatto al muschio. La giovane Mary Shelley, nell’estate del 1816, era in villeggiatura sul lago di Ginevra, in Svizzera, ospite di lord Byron, insieme al  marito e altri amici letterati. A causa  del tempo inclemente che impediva loro di uscire, il gruppo di amici, per passatempo, invece di giocare  a carte,  decise di  sfidarsi  a scrivere storie di fantasmi e mostri e la Shelley scrisse “Frankeinstein” che divenne poi un classico dell’horror.

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Buco dell'ozono Buco dell’ozono? Tutta colpa dei raggi cosmici
Postato da raf101 il Monday, 15 June @ 12:54:00 CEST (401 letture)

L’ozono è un gas costituito da tre atomi di ossigeno che si trova a circa 30 km di altezza ed  è in grado di assorbire i raggi ultravioletti più dannosi per l'uomo. Gli ambientalisti degli anni '90  parlarono con grande preoccupazione del buco dell'ozono dal momento che i loro modelli mostravano con certezza assoluta che alcuni gas (CFC) presenti nei frigoriferi e negli spray  erano capaci di distruggere l'ozono. Nel 1987, i CFC furono messi al bando ed a nulla valsero le considerazioni di tanti ricercatori, tra cui il sottoscritto, che su riviste internazionali identificavano nell’attività del Sole la causa del buco dell’ozono. Recentemente, sulla prestigiosa Rivista Physical Review Letters, il dottor Lu, dell’Università canadese di Waterloo, ha dimostrato che  i modelli  utilizzati negli anni ’90 erano errati e che invece esiste una  forte correlazione  tra il buco dell’ozono e i raggi cosmici  che impattano sull’atmosfera. E’ noto che un Sole molto attivo, e quindi con un elevato numero di macchie solari, è in grado di bloccare il flusso di raggi cosmici; da circa tre anni le macchie solari sono scomparse  ed è facile prevedere un graduale  ritorno del  buco di ozono.

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febbre del sistema solare Sole senza macchie: torna l'età del ghiaccio?
Postato da raf101 il Friday, 12 June @ 10:56:40 CEST (464 letture)

L’attività del Sole è misurata con il numero delle macchie nere distribuite sulla sua superficie e generate da potentissimi campi magnetici; sono scure perché hanno una temperatura più bassa della restante superficie. Il loro numero non è costante ma varia con un ciclo di circa 11 anni: in una fase di massimo si osservano diversi gruppi di grandi macchie mentre durante un minimo può accadere che non si vedano macchie per settimane intere.

L'ultimo massimo di attività solare è capitato nel 2001 e questo significa che, nel 2009, il numero di macchie solari avrebbe dovuto già crescere per arrivare al prossimo massimo, previsto per il 2012. Ma tutto ciò non sta succedendo e gli astrofisici sono preoccupati perché un Sole senza macchie significa assenza di vento solare e tendenza della Terra a raffreddarsi invece che a riscaldarsi, in controtendenza con quanto viene asserito.



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Clima e uccelli L’influenza del clima nel canto degli uccellini
Postato da raf101 il Wednesday, 03 June @ 10:47:13 CEST (340 letture)

Un’equipe di informatici e di ornitologi, guidata dal dottor Botero del National Environmental Synthesis Center (USA), ha analizzato il canto  di  uccelli della  specie “mimo poliglotto” in ambienti climaticamente molto diversi tra loro, quali il deserto e la giungla. I dati canori sono stati analizzati da computers e confrontati con quelli  climatici di temperatura, umidità dell’aria e  precipitazioni. I risultati della ricerca, pubblicati su Current Biology, hanno lasciato pochi dubbi: gli esemplari  che vivono in condizioni climatiche estreme sviluppano meglio la loro capacità di variare e modulare fischi, gorgheggi, trilli e pigolii. Con  inverni rigidi, con climi particolarmente asciutti o con anomalie climatiche improvvise diventa sempre più difficile per gli uccelli riuscire a riprodursi: il cibo può  scarseggiare da un momento all'altro e l'ambiente può diventare improvvisamente ostile. In tali situazioni estreme, comunicare con note melodiose e sofisticate non è solo un vezzo ma una abilità di attrazione  delle femmine che diventano sempre più selettive nella ricerca di un compagno.

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Pioggia Piogge di ricordi e concentrazione londinese
Postato da raf101 il Tuesday, 26 May @ 16:02:27 CEST (319 letture)

Secondo uno studio australiano condotto da Joe Forgas dell’Università di Sydney e pubblicato recentemente sul Journal of  Experimental Psychology, la nostra memoria è più efficiente se piove. L'equipe di psicologi è arrivata a queste conclusioni dopo aver eseguito, per due mesi, una serie di interviste ai clienti di un negozio al termine degli acquisti. I clienti coinvolti nella ricerca  hanno ottenuto risultati migliori nei test di memoria quando pioveva ed  erano di malumore per il cielo plumbeo rispetto a una bella giornata di sole che rende allegri ma anche più svogliati, meno attenti ai dettagli e affrettati nei giudizi. I ricercatori hanno messo a caso dieci piccoli oggetti sul bancone della cassa, fra cui animali di plastica, un salvadanaio a forma di maialino rosa, un classico autobus londinese rosso, un trattore e altre macchinine. Per influenzare ancora di più l'umore dei presenti, all'interno del negozio veniva diffusa  musica melanconica nei giorni piovosi ed allegra in quelli di sole.

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meteo e contadini Che tempo farà? Chiedetelo al contadino
Postato da raf101 il Monday, 18 May @ 14:09:00 CEST (692 letture)

I nostri antenati mostravano una grande attenzione al tempo e alle sue previsioni e a conferma di ciò è sufficiente  considerare tutti i proverbi del mondo agricolo che sono prodighi di consigli sulla meteorologia e  sui segni premonitori del tempo. L’aratura  autunnale dei campi poteva essere fatta solo quando le piogge avevano “allentato” la terra: arare il terreno secco e indurito dell’estate significava sfiancare inutilmente i bovini. Era quindi tutto uno studio su quando sarebbero venute le prime piogge dopo la calura estiva per poter cominciare il lavoro di aratura. Se pioveva troppo, però, non era facile lavorare: le zampe delle bestie affondavano  nel fango rendendo faticosa o impossibile l’operazione di aratura, con il rischio che una gamba si spezzasse sacrificando una bestia che era un bene non facilmente sostituibile. Anche la semina doveva essere fatta con la terra né troppo secca né troppo inzuppata. Se mancavano le piogge a legare i semi alla terra, questi potevano essere facile preda degli uccelli; se invece le piogge erano eccessive, dilavavano il terreno e  portavano i semi verso i fossati, compromettendo completamene il raccolto.

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