Il Portale Meteo della Federico II
L'Osservatorio Meteorologico, annesso al Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse dell'Università di Napoli Federico II, è lieto di offrire ai navigatori ed agli utenti un servizio avanzato che cerca di coniugare divulgazione scientifica, stato dell'arte della Meteorologia e Climatologia e strumenti interattivi didattici per scuole di vario ordine e grado.
Il portale ha un Forum su cui potrete richiedere informazioni tecniche direttamente al docente o al personale tecnico, diviso per vari topic.
Gli Apache e le previsioni meteo

Gli Apache avevano l’abitudine di prevedere il tempo associando le forme assunte dalle venature del grasso dell’orso ai vari tipi di tempo. Gordon Wimsat, un indiano del Nuovo Messico, morto nel 1995, ha adoperato questo metodo per più di cinquanta anni: riscaldava il grasso dell’orso, ne riempiva i vasetti di vetro e li sigillava, sistemandoli presso finestre esposte a Sud o a Ovest e non toccandoli più. Wimsat a tal punto raffinò la sua esperienza previsionale da riuscire ad identificare anche le particolari forme assunte dal grasso quando terremoti ed esplosioni nucleari causavano perturbazioni atmosferiche . E’ stato consultato dagli operatori della protezione civile, dell’agricoltura, del commercio e da vari e prestigiosi set televisivi di tutto il mondo: per esempio, subito dopo aver visto una specie di proboscide nei vasetti di grasso d’orso previde ben otto tornado che colpirono pianure del Midwest e che nessun modello matematico aveva previsto. Wimsat non ha mai dato un’interpretazione fisica dei suoi successi ma si limitava a dire che il tutto probabilmente nasceva dalla sensibilità del grasso dell’orso alle variazioni della pressione e della composizione chimica dell’atmosfera.
Gli uomini hanno bisogno di assumere circa un litro e mezzo d'acqua al giorno e se non sono disponibili acque nel sottosuolo è possibile condensare l'umidità presente nell'atmosfera portando la temperatura dell’aria al cosiddetto punto di rugiada. Non a caso,nell’antichità erano diffusi proprio i “pozzi di rugiada” cioè semplici strutture rocciose con cavità che impediscono la propagazione del calore solare diurno ma non la penetrazione del vapor d’acqua atmosferico; e cosi durante il giorno mentre l’aria esterna si scalda, le rocce rimangono fresche e consentono al vapore di condensare. Il fenomeno può essere notato facilmente nei cumuli di ghiaia quando, pur in assenza di piogge, le pietre che sono all’interno sono sempre bagnate.
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L’acqua non è potabile? Mettila al sole
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre un miliardo di persone nel mondo non ha accesso all’acqua potabile. Sfruttare l’energia del sole per ottenere acqua potabile non è una novità ma è un metodo che in India si usava già 4 mila anni fa. Di recente la disinfezione solare è in qualche modo ritornata in voga, grazie alla facilità d'impiego e ai costi contenuti che la rendono ideale per i paesi poveri. L'unica dotazione necessaria è una bottiglia di vetro chiaro e una costante disponibilità di luce solare. La tecnica è semplice. Innanzitutto, si deve eliminare qualsiasi sostanza solida dall'acqua mediante sedimentazione o filtraggio; si riempie d’acqua la bottiglia che deve essere agitata vigorosamente per aerarne il contenuto; si chiude, infine, la bottiglia esponendola alla luce solare piena per circa 6 ore o per un periodo più lungo nel caso in cui la luce del sole sia solo parziale. Per azione del calore sprigionato dal sole, l'acqua raggiunge subito temperature superiori ai 50-60°C
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Benvenuta primavera, bentornato raffreddore
L’arrivo della primavera per molti equivale più ad un sollievo psicologico, del tipo “è finalmente passato l’inverno” che ad un reale cambiamento. Per chi è abituato a spogliarsi ai primi tepori primaverili, pensando che sia arrivata l’estate (“la stagione” come la definiscono i Napoletani), la prima vera può tradursi in una maggiore predisposizione ai raffreddori. La primavera mediterranea è una stagione di transizione che però non significa belle giornate estive in sostituzione delle brutte giornate invernali: il passaggio dall’inverno all’estate non avviene bruscamente ma gradualmente attraverso veri e propri combattimenti fra le preesistenti masse d‘aria fredda invernali di origine polare che hanno dominato nell’inverno appena trascorso
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