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GLI EFFETTI SANITARI

GLI EFFETTI SANITARI 


Gli incidenti stradali 



Gli incidenti stradali rappresentano il costo più elevato del trasporto su strada e uno dei principali motivi risiede nella giovane età delle vittime, un terzo delle quali di età inferiore ai 25 anni. Nei 51 Paesi della Regione Europea dell'Oms ogni anno 9.000 bambini di età inferiore ai 18 anni muoiono durante incidenti stradali e 355.000 restano feriti (pari rispettivamente, al 10% dei morti totali e al 15% dei feriti, per incidente). In Italia nel 1997 sono morti per incidenti stradali 358 bambini e 26.730 sono rimasti feriti. Nel 1999 in Italia il numero di morti sulle strade è tornato a crescere (6.633) e si è raggiunto il massimo storico del numero dei feriti (circa 317.000); sulle strade urbane si registra il 75% degli incidenti e il 41% degli eventi mortali. 

 

Effetti sanitari dell'esposizione agli inquinanti atmosferici da traffico

La relazione diretta tra inquinamento atmosferico e salute è ormai accertata e lunga sarebbe la lista degli studi che lo documentano. Una valutazione complessiva dell' "effetto urbano" è stato effettuato dall'Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro, che ha rilevato per chi vive in città un aumento del rischio di contrarre un tumore ai polmoni, pari al 20-40% a causa delle alte concentrazioni di inquinanti atmosferici. Uno studio effettuato a Milano nel decennio 1980-89 dall'Osservatorio Epidemiologico della regione, ha registrato un aumento pari al 10% della mortalità giornaliera in relazione alla presenza di anidride solforosa pari a 100 microgrammi/metrocubo e del 12% per la stessa concentrazione di polveri. L'Osservatorio epidemiologico della Regione Lazio ha puntato la sua attenzione sui più piccoli, sottoponendo a visite periodiche 3.000 bambini suddivisi in tre gruppi residenti rispettivamente in città (Roma), in una zona ad alto inquinamento industriale (Civitavecchia) e in un'area agricola della provincia di Viterbo: nei primi due anni di vita c'è un aumento di asma e malattie respiratorie per i bambini dell'area industriale; in città si segnalano sintomatologie legate alle patologie bronchiali, quali tosse e catarro; mentre in campagna è stata registrata solo qualche influenza al di sotto della media. Lo studio è in linea con quanto osservato da uno studio che rileva un raddoppio di rischio di contrarre patologie respiratorie per bambini che vivono in strade ad alto traffico veicolare, rispetto a quelli in aree meno trafficate.


Lo stesso Osservatorio Epidemiologico ha condotto uno studio sull'associazione tra livelli di inquinamento atmosferico e ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari e per cause respiratorie a Roma, per il periodo gennaio'95-ottobre'97. Il numero di ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari è risultato significativamente associato con livelli giornalieri di CO (4,8% per 1,3mg/mc), SO2 (3,9% per 5,3 ug/mc) e NO2 (4,3% per 21,4 ug/mc). I ricoveri per cause respiratorie sono risultati associati con livelli di NO2 (aumento del 2,5%) e di CO (aumento del 2,7%) dello stesso giorno e dei due giorni precedenti. Per avere dati sulla dimensione dell'impatto dell'inquinamento atmosferico globale sui servizi sanitari ospedalieri, è stato stimato il numero assoluto di ricoveri attribuibili all'inquinamento da CO: l'incremento dell'incremento di ricoveri per cause cardiovascolari attribuibili all'inquinamento è pari a circa 600 ricoveri l'anno, mentre l'incremento di ricoveri per cause respiratorie risulta pari a 160 ricoveri all'anno.

Per quanto riguarda le singole sostanze, il benzene e le polveri sottili (PM10, di diametro inferiore ai 10 micron) sono quelle per cui le indicazioni degli effetti sanitari sono i più documentati. Il benzene è classificato dallo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) nella classe1 delle sostanze cancerogene. Gli studi sugli effetti sanitari dell'esposizione al benzene sono innumerevoli. L'Oms ha calcolato che l'esposizione ad 1 microgrammo per metrocubo di benzene per tutta la vita (considerando un tempo di vita media di 70 anni) può determinare un aumento del rischio di incidenza delle leucemie di 4 casi su un milione di persone, dove l'Epa (Environmental Protection Agency) ne valuta 7. Secondo uno studio del '94 della Commissione tossicologica nazionale nel nostro Paese sono tra i 17 e i 246 (a seconda se viene usata la stima dell'Oms o dell'Epa) i casi attribuibili al benzene ogni anno. La stessa Commissione ha calcolato che il numero dei casi in eccesso di leucemia nel decennio 1993-2003, in Italia, sarà di 10.000 casi per un'esposizione media giornaliera di benzene tra 14 e 29 microgrammi per metrocubo (concentrazione del tutto paragonabile ai livelli presenti nelle nostre città). Oltre il benzene, anche la classe degli Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) che comprende centinaia di composti, tra cui il benzo(a)pirene, classificati tra le sostanze altamente cancerogene per l'uomo. Gli Ipa vengono assorbiti dai polmoni e metabolizzati dal fegato dove vengono metabolizzati in composti molti dei quali in grado di indurre mutazioni e trasformazioni cellulari. L'Epa ha calcolato che il rischio di insorgenza di tumori è di 9 casi su un milione in soggetti esposti per lungo tempo a 1 nanogrammo/metrocubo d'aria di benzo(a)pirene.

Recentemente (giugno 2000) sono stati presentati i risultati di una ricerca sull'inquinamento atmosferico e il suo impatto sulla salute umana nelle otto maggiori città italiane al di sopra dei 400.000 abitanti (Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, per un totale di circa 8,5 milioni di persone), effettuato dal Centro europeo ambiente e salute dell'Oms e dall'Agenzia nazionale protezione ambiente. Come indicatore per la stima dell'impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico è stata utilizzata la concentrazione media durante l'anno '99 del PM10 (particelle di polvere di diametro inferiore a 10 micron), in quanto numerosi studi epidemiologici ne hanno dimostrato la pericolosità. Per il PM10 non esistono valori di "soglia" al di sotto dei quali non si registrano danni alla salute e gli effetti sono proporzionali alle concentrazioni. Lo studio ha preso in considerazione la mortalità a lungo termine, l'incidenza di nuovi casi di bronchite acuta e di attacchi d'asma, e i ricoveri ospedalieri, attribuibili a concentrazioni in eccesso di valori prescelti di riferimento: di conseguenza i risultati costituiscono una stima per difetto dell'impatto sanitario dell'inquinamento atmosferico. Eppure i dati sono allarmanti. Nella popolazione di oltre trenta anni il 4,7% di tutti i decessi osservati nel 1998, pari a 3.472 casi, è attribuibile al PM10 in eccesso di 30 microgrammi/metrocubo. In altre parole, riducendo il PM10 ad una media di 30 µg/mc si potrebbero prevenire circa 3.550 morti all?anno nelle 8 città. Si sono ottenute poi stime di migliaia di ricoveri per cause respiratorie e cardiovascolari, e decine di migliaia di casi di bronchite acuta e asma fra i bambini al di sotto dei 15 anni, che potrebbero essere evitati riducendo le concentrazioni medie di PM10 a 30 µg/mc. Un sostanziale numero di decessi, ricoveri ospedalieri e disturbi respiratori, specie nei bambini, sono attribuibili quindi all'inquinamento atmosferico urbano, nell'ordine di grandezza di migliaia o decini di migliaia di casi per anno nelle 8 maggiori città italiane.(tab.7,8 9, 10, 11)

Tabella 7: Concentrazioni medie annuali PM10 nelle 8 città italiane, 1999
città - µg/mc
Torino 53,8 Firenze 46,5 Genova 46,1 Roma 51,2 Milano 47,4 Napoli 52,1 Bologna 51,2 Palermo 44,4

Fonte: Oms, Anpa

Tabella 8: Esiti sanitari attribuibili al PM10 (concentrazioni superiori a 30 µg/mc), anno 1998 

Stime approssimate al 95%

Proporzionale sul totale

 Numero casi attribuibile al PM10

Mortalità totale (età>30)

 4,7

 3.472

Ricoveri respiratori

 3,0 

1.887

Ricoveri cardiovascolari

 1,7 

2.710

Bronchite cronica (età>25)

 14,1 

606

Bronchite acuta (età<15)

 28,6 

31.524

Attacchi d'asma (età<15)

 8,7 

29.730

 

Tabella 9: Mortalità attribuibile all'inquinamento da PM10. Età >30 anni

città

Numero dei casi

Percentuale sul totale degli esiti

Torino

420

5,7

Genova

260

3,9

Milano

441

4,2

Bologna

252

5,1

Firenze

181

4

Roma

1.278

5,1

Napoli

444

5,3

Palermo

197

3,5

Totale

3.472

4,7

Tabella 10: Ricoveri ospedalieri per cause respiratorie

città

Numero dei casi

Percentuale sul totale degli esiti

Torino

243

3,6

Genova

119

2,5

Milano

370

2,7

Bologna

107

3,2

Firenze

30

2,5

Roma

648

3,2

Napoli

257

3,4

Palermo

114

2,2

Totale

1887

3

Tabella 11: Ricoveri ospedalieri per cause cardiovascolari

città

  Numero dei casi

Percentuale sul totale degli esiti

Torino

275

2,1

Genova

171

1,4

Milano

520

1,5

Bologna

148

1,9

Firenze

58

1,5

Roma

1007

1,9

Napoli

370

1,9

Palermo

163

1,3

Totale

2.710

1,7

 

Fonte: Oms, Anpa

Uno studio recente condotto in Austria, Francia e Svizzera con gli stessi metodi dello studio precedente ha evidenziato che il numero dei casi annui di bronchite nei bambini attribuibili all'inquinamento atmosferico sono ben 543.300, di cui 300.000 dovuti allo smog generato dal traffico veicolare. Dei 37.800 ricoveri ospedalieri per inquinamento atmosferico, 25.000 sono dovuti ai veleni da traffico, così come 162.000 casi di attacchi d'asma nei bambini, sul totale di 300.900. Su 30,5 milioni di giorni lavorativi ridotti a causa di malattie respiratorie ben 16 milioni sono causati dall'inquinamento da traffico, mentre 21.000 casi di mortalità (su oltre 40.500 casi totali) ogni anno sono attribuibili all'esposizione degli inquinanti da traffico. (tabelle vedi comunicato 18 settembre).

Tra i soggetti più esposti e maggiormente sensibili ci sono proprio i bambini (età inferiore ai 18 anni). Oltre i problemi respiratori evidenziati nello studio Oms-Anpa per le 8 maggiori città italiane già in passato diversi studi mettevano in evidenza l'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute della popolazione infantile. Uno studio Sidria (Studi italiani sui disturbi respiratori nell'infanzia e l'ambiente) coordinato dall'osservatorio epidemiologico della regione Lazio, pubblicato nel 1998, ha preso in considerazione un campione causale di bambini (6-7 anni) e di adolescenti (13-14 anni), per un totale di più di 39 mila campioni, in 10 centri del nord-centro Italia (Torino, Milano, Roma, Cremona, Trento, Firenze, Prato, Empoli, Siena, Viterbo). I risultati dello studio indicano un aumento del 40% del rischio per malattie respiratorie nella prima infanzia in bambini che risiedono in strade con un transito giornaliero di camion frequente e del 30% per problemi respiratori correnti. L'associazione più forte risulta quella tra traffico pesante e infezioni delle basse vie respiratorie: bronchite ricorrente, bronchiolite, polmonite.

L'Osservatorio epidemiologico del Lazio ha registrato i ricoveri ospedalieri dei più piccoli (età <14 anni) notando a Roma un aumento del 5% nei giorni di maggiori concentrazioni di ozono. Inoltre, secondo l'Istituto Superiore della Sanità, il rischio di contrarre leucemie per i bambini che vivono in aree trafficate (5.000 veicoli al giorno) è del 270% in più rispetto ai bambini residenti in zone poco trafficate (500 veicoli al giorno). E le malattie respiratorie dei bambini che vivono in quartieri trafficati aumentano del 20% rispetto a quelli che vivono in aree meno congestionate.

Effetti sanitari del rumore

Il rumore viene individuato dai sondaggi come una delle più rilevanti cause del peggioramento della qualità della vita ed è ormai riconosciuto come uno dei principali problemi ambientali; pur essendo talora ritenuto meno rilevante rispetto ad altre forme di inquinamento come l'inquinamento atmosferico o delle acque, il rumore suscita sempre più reazioni negative nella popolazione esposta. Dai dati che compaiono nel Libro Verde della Commissione Europea (1996), emerge che circa il 20% della popolazione dell'Unione (80 milioni di persone) è esposto a livelli di rumore diurni superiori a 65dBA e che altri 170 milioni di persone risiedono in aree con livelli compresi fra 55 e 65 dBA. Secondo quanto riportato nella Proposta di Direttiva Europea sul rumore ambientale (2000), il risultato di questa diffusione dell'inquinamento acustico è che una percentuale di popolazione dell'UE pari almeno al 25% sperimenta un peggioramento della qualità della vita a causa dell'annoyance (sensazione di disturbo e fastidio genericamente intesa), e una percentuale compresa fra il 5 ed il 15% soffre di seri disturbi del sonno, dovuti al rumore. La principale sorgente di rumore risulta essere il traffico stradale, che interessa i 9/10 della popolazione esposta a livelli superiori a 65 dBA. Il dato preoccupante che emerge dagli studi effettuati, riguarda la tendenza del rumore ad estendersi sia nel tempo (periodo notturno), sia nello spazio (aree rurali e suburbane) e il previsto aumento dei veicoli e delle percorrenze effettuate da ciascuno di essi, grava su questo quadro generale. Il rumore urbano infatti risulta essere sempre più diffuso ed espone un numero sempre maggiore di individui.

Per meglio comprendere quale sia l'impatto dell'inquinamento acustico sulla salute della popolazione esposta, è necessario partire dal concetto stesso di "salute". Con questo termine, secondo una definizione dell'OMS del 1946, s'intende "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l'assenza di malattie o infermità". Più recentemente, la stessa OMS ha indicato che uno stato di buona salute e benessere richiede un ambiente armonioso in cui viene attribuito il dovuto peso ai fattori fisici, fisiologici, sociali ed estetici; l'ambiente dovrebbe quindi costituire una risorsa importante per migliorare le condizioni di vita ed accrescere il benessere. Un ambiente acustico sfavorevole costituisce pertanto una condizione di pregiudizio per una buona qualità della vita, condizione che può dare luogo ad una serie di effetti. I più immediati e frequenti sono quelli che interessano il sonno. Secondo quanto preso in esame dalla facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università "La Sapienza" di Roma, che ha raccolto i più autorevoli studi nazionali ed internazionali sull'argomento, valori di rumorosità notturna inferiori ai 40 decibel consentono dormite di 20 minuti più lunghe rispetto alla media; mentre se il frastuono supera i 70 decibel aumenta fortemente la possibilità della riduzione o della scomparsa delle fasi IV (sonno profondo) e Rem (sogno) del sonno. In questa tabella è riportata la sintesi dello studio operato dalla "Sapienza":

 

Tabella 12: effetti del rumore sul sonno

 Valori in decibel

 Effetti sul sonno

 Fino a 40 dB

Si allunga di 20 minuti il tempo di sonno.

Tra 45 e 50 dB

 Piccoli disturbi dell'architettura del sonno.

Tra 50 e 60 dB

 Tempo di addormentamento prolungato di 30 minuti o più. Possono svegliarsi i bambini.

Tra 60 e 70 dB

Alterazioni profonde della qualità e della durata del sonno. Possibili frequenti risvegli.

Oltre i 70 dB

 Riduzione o scomparsa delle fasi IV e Rem del sonno.


Ancora più nel dettaglio si possono citare testualmente le conclusioni cui giunge la ricerca della "Sapienza": " Le caratteristiche fisiche del rumore appaiono determinanti per quanto concerne la tipologia del disturbo sulla qualità e durata del sonno. L'età del soggetto e la sua situazione psicofisica condizionano evidentemente il grado di alterazione del sonno stesso: i giovani sono meno sensibili allo stress acustico. Esiste una sindrome cronica di disturbo del sonno derivante dall'esposizione prolungata (per molti anni) alle immissioni di rumore, che tende ad aggravarsi nel tempo. In questi casi aumenta il numero di risvegli nel corso della notte, si riducono o scompaiono le fasi IV (sonno profondo) e Rem (attività onirica) del sonno, si verificano variazioni del tracciato elettrocardiografico e di quello elettroencefalografico del dormiente, aumenta il numero e l'entità dei movimenti del corpo, così come il numero di brevi risvegli e il tempo di addormentamento"

Una diretta conferma del disturbo causato dal rumore nelle ore notturne arriva da una ricerca merceologica condotta dall'Istituto di Medicina del Lavoro della USL 1 di Trieste che ha scoperto un dato singolarissimo: le farmacie che operano in quartieri dove il livello sonoro notturno è compreso tra i 55 e i 75 decibel vendono una quantità di sonniferi e tranquillanti doppia o addirittura tripla rispetto alla media. L'emergenza rumore nelle ore notturne è stata studiata da Legambiente che, in dodici anni di Treno Verde (la campagna di monitoraggio sull'inquinamento acustico ed atmosferico nei centri urbani), a sottoposto ad un check-up 515 aree di oltre 100 città: quei valori notturni superiori ai 70 decibel, potenzialmente in grado di generare effetti negativi sulla fase Rem del sonno e di causare frequenti risvegli, sono riscontrabili in più di una strada su cinque.

Dalle diverse rassegne ed analisi, emerge l'importanza di identificare e studiare i cosiddetti "gruppi vulnerabili" cioè gruppi di individui (ad esempio i bambini, i soggetti con un danno uditivo, i ciechi, gli anziani, ecc.) particolarmente sensibili in riferimento ad un determinato effetto, ma anche ai luoghi gli orari e le attività condotte. Le ricerche future dovrebbero, infatti, analizzare questi gruppi vulnerabili per rendere più semplice l'identificazione di effetti sulla salute, che potrebbero altrimenti risultare di difficile osservazione nella popolazione generale. D'altro canto l'individuazione di valori di soglia che offrono un ragionevole livello di protezione degli individui maggiormente sensibili, è automaticamente garanzia di protezione dagli effetti considerati anche per la popolazione "normale". Le Linee Guida dell'OMS raccomandano una particolare attenzione per i bambini: scuole ed asili dovrebbero essere collocate in zone dove il livello di rumore durante le lezioni non superi i 35 dB. L'esposizione a un livello di inquinamento acustico superiore potrebbe causare difficoltà nell'apprendimento, nell'imparare a leggere e nell'acquisire capacità a risolvere i problemi.

La normativa sull'inquinamento acustico, fino al 1997, prevedeva limiti di rumore pari ad un massimo di 65 dB per il giorno e a 55 dB per la notte. La più recente normativa - DPCM14/11/97 - definisce invece limiti diversificati a seconda della destinazione d'uso del territorio, prevedendo per determinate aree (vicino agli ospedali, scuole o parchi) limiti più restrittivi. La zonizzazione del territorio (prevista già dalla legge quadro n.447/95), è affidata alle Amministrazioni Comunali ma, secondo i dati ANPA del marzo 2000, solo 543 comuni sugli 8100 totali hanno realizzato tale differenziazione. Tra i più attenti la provincia autonoma di Trento con il 31,9% di territorio zonizzato, la Liguria con il 16,6% e la Campania con il 15,6%. Questa situazione fa si che, dove la zonizzazione non è stata ancora realizzata, i limiti imposti risultino ancora quelli della precedente normativa a scapito di aree sensibili che andrebbero particolarmente tutelate. Purtroppo il rumore non attacca solo i nostri sonni. Il mondo scientifico che lavora allo studio dell'impatto dell'inquinamento atmosferico sulle nostre vite, ha riscontrato che esposizioni prolungate al rumore possono causare, in caso di esposizioni prolungate, tachicardia, variazione della pressione arteriosa e della capacità respiratoria, gastriti, nausea, alterazioni del campo visivo e della trasmissione degli impulsi nervosi. Ci sono poi gli effetti psicologici, tutt'altro che trascurabili, che potrebbero rendere difficile la comunicazione, generare aggressività, emicrania, capogiri, inappetenza, difficoltà di concentrazione. In alcuni casi limite il rumore generato da una strada a forte traffico o da un martello pneumatico rappresenta una grave minaccia per l'udito. Che si tratti di un vero e proprio "stress da rumore" o di quella deleteria sensazione di fastidio, definita dagli anglosassoni annoyance, sta di fatto che la sgradevole colonna sonora di frastuono che accompagna la quotidianità dei centri urbani, mina profondamente la qualità della vita.



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