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GLI EFFETTI A SCALA LOCALE

Un quadro generale delle emissioni in atmosfera e la qualità dell'aria in Italia viene fornito dall'Agenzia nazionale protezione ambiente nel rapporto del dicembre '99. Il rapporto prende in esame i dati disponibili di inquinanti atmosferici dal 1980 al 1997. Dall'analisi delle informazioni riportate risulta che per alcuni inquinanti la situazione è in via di miglioramento, mentre rimane critica per altri. In particolare, le emissioni di biossido di zolfo (SO2) a partire dagli anni '80 sono state abbattute grazie all'introduzione di combustibili a basso tenore di zolfo e alla penetrazione del gas naturale negli usi civili e industriali. Questo fa registrare fin dai primi anni '80 un disaccoppiamento dell'andamento delle emissioni di biossido di zolfo rispetto sia al consumo di combustibili fossili primari che al prodotto interno lordo (PIL, indicatore della ricchezza complessiva del Paese). Si registra quindi un netto miglioramento delle concentrazioni in aria di SO2 (riduzione del 70% delle emissioni dal 1980 al 1997), per cui non vengono registrati superamenti dei limiti di legge, e l'Italia risulta adempiente rispetto agli impegni del protocollo di Helsinki, nell'ambito della Convenzione di Ginevra sull'inquinamento transfrontaliero, che prevedeva la riduzione, entro il 1993, delle emissioni italiane di zolfo del 30% rispetto ai livelli del 1980, e quindi si può ben sperare per il raggiungimento dell'obiettivo della diminuzione al 73% rispetto all' '80 entro il 2005 (protocollo di Oslo).

Per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx), pur rispettando il protocollo di Sofia, stabilizzandone le emissioni nazionali rispetto ai livelli del 1987, e pur registrando un miglioramento negli ultimi anni, si presentano ancora in alcune situazioni picchi di superamento dei limiti, soprattutto nei centri urbani. Dal 1980 al 1995 è evidente la tendenza all'aumento delle emissioni di monossido di carbonio (CO), pari al 12% e la successiva diminuzione a partire dal '95 (diminuzione del 10% fino al 1997). Nel 1998 rimane il problema dei superamenti delle medie su 8 ore nei centri urbani.

 

Punta dolente rimangono le emissioni di anidride carbonica (CO2), fortemente collegate al consumo di combustibili fossili, in continuo aumento dal 1980 al 1997, con un lieve calo nel biennio '93-'94, attribuibile all'andamento negativo dell'economia del Paese. Inoltre, utilizzando il CO2 equivalente per valutare le emissioni dei principali gas serra (anidride carbonica, metano, e protossido di azoto) si osserva che in Italia l'emissione procapite di gas serra, per il periodo 1990-'97, è inferiore rispetto ai paesi dell'Unione Europea dei 15 e dei Paesi industrializzati e a economia di transizione (come definiti dal protocollo di Kyoto), ma mostra un trend completamente opposto: mentre negli altri Paesi si assiste ad un decremento delle emissioni procapite, in Italia si ha un aumento, in segno opposto rispetto agli obiettivi nazionali del protocollo di Kyoto, che prevede una diminuzione delle emissioni annue, come media del periodo 2008-2012 pari al 6,5% rispetto al 1990.

 

Particolarmente critica la situazione su tutto il territorio nazionale per quanto riguarda l'ozono, per il quale si registra il superamento del livello di attenzione (180 µg/m3) in più del 90% delle informazioni disponibili. Da ricordare che l'ozono è un inquinate secondario, che si forma per reazione di altre sostanze. Per quanto riguarda i composti organici volatili non metanici (COVNM) le emissioni si riducono dal 1980 al 1985 dell'8% per poi aumentare costantemente fino al 1995 (+14% rispetto all''85). A partire da quell'anno si ha un'inversione di tendenza, con una riduzione delle emissioni complessive (nel 1997 sono 3% in meno di quelle del 1995). I composti organici volatili diversi dal metano (COVNM) vengono presi in considerazione con il monossido di carbonio e agli ossidi di azoto come precursori dell'ozono. Nella famiglia di questi composti particolare attenzione deve essere data al benzene, visti gli effetti sulla salute che l'esposizione a questo inquinante determina. Dal rapporto dell'Anpa si evidenzia subito una forte carenza di dati. Da quelli riportati (Roma, Genova, Padova e Firenze) emerge il superamento dell'obiettivo di qualità annuale in tutte le stazioni dei centri urbanizzati. Tale situazione critica nelle città per questo inquinante viene confermata dai dati delle campagne di monitoraggio di Legambiente.

 



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